presidesaluto

Grazie a voi tutti
delle testimonianze di stima affetto amicizia di venerdì scorso, che non immaginavo tanto ricche e numerose.
È per me una felice e straordinaria esperienza concludere questo ultimo anno di impegno e di vita professionale nella scuola, apprezzando il valore dei tanti incontri e legami di questi anni.
Cercare le parole per ringraziare non è facile. Sono tante le avventure e le sfide condivise con voi tutti, cercando di perseguire sempre il bene, convinti sempre che il bene anche di un solo alunno o di una persona coincidesse col bene di tutti. È stato questo il fille rouge di questi decenni, in cui didattica organizzazione e umanità si sono fuse in un agire comunitario vivace e desideroso di imparare e rimettersi in gioco nelle relazioni e nell’educazione, avvertendo quell’afflato di sentirsi affidati l’un l’altro, ciascuno con le proprie fragilità e col proprio talento. All’inizio, pur animato da un entusiasmo da didattica militante sessantottina non mi era chiaro quel “senso” che col tempo progressivamente si è definito come “ricerca di un bene comune in una comunità di apprendimento”. Ed era facile oscillare tra un tecnicismo didattico e manageriale e un generico filantropismo sociale. Finché gradualmente grazie all’esperienza, alla riflessione, allo studio e a fecondi incontri si affermava un capacità di fare “bella scuola” con ricchezza di competenze educative e relazionali, attente a ciascuno e al suo sviluppo personale: e ciò con naturalezza e spontaneo accogliersi, credendo nello straordinario potenziale umano di ciascuno, degli alunni, dei collaboratori, degli amministrativi, dei docenti, dei genitori e dei disabili.
Dialogo, accoglienza e confronto hanno aiutato a superare sistematicamente blocchi e vincere pregiudizi fragilità e conflitti che talvolta si sono affacciati, scoprendo e riscoprendo che vale sempre la pena starci, accogliere le sfide e rilanciare con quella creatività che ti consente giorno per giorno di sperimentare, accanto alla stanchezza, l’essere grato e contento di una vita piena di umanità senso cultura e bellezza. Forse come accade in rare esperienze di lavoro.

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Torneo scacchi 2019Il 16 maggio, presso la sala mensa del Convitto, si è tenuto il “Torneo di Scacchi - D. Cirillo 2018/19” che ha coinvolto ventotto alunni delle classi terze e quarte della scuola primaria. Gli scacchisti in erba hanno frequentato durante tutto l’anno scolastico i corsi previsti nell'ambito del progetto "Convittiadi 2019", seguiti dagli educatori Rufina Di Modugno, Mario Colella, Loredana Pagliaruli e Adele Inchingolo.

Il progetto Convittiadi, coordinato dell’educatore Felice Lo Re, è stato fortemente sostenuto e finanziato del Consiglio di Amministrazione e, nel corso degli anni, è divenuto un fiore all’occhiello del nostro Convitto, dando la possibilità ai semiconvittori di ogni ordine e grado di imparare e praticare gratuitamente diversi sport. La competizione è stata arbitrata dagli istruttori Giovanni Balacco, Giuseppe Schiavulli e Gaetano Prencipe del Laboratorio Scacchistico Barese, con cui la nostra istituzione educativa collabora da otto anni.

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paninabella antonellaALL’ESSERE O AL FARE
A CHE COSA GUARDARE?
È QUESTA LA VERA, UNICA ESSENZIALE DOMANDA DELL’EDUCARE

Emersa nell’incontro con Angela e Domenico Diacono, mamma e papà della giovanissima Antonella, suicida a 14 anni lo scorso anno, e fondatori dell’associazione “PANINABELLA”, con Adele Dentice, dell’associazione “Pietra su Pietra” e numerosi genitori e docenti.

Tema affrontato nella toccante, coraggiosa e sapiente testimonianza di chi, dietro lo sguardo apparentemente sereno e una vita apparentemente normale di Anto, che aveva tutto ciò che normalmente si può desiderare da una apparente condizione di vita agiata, non avrebbe mai pensato quali tormenti si nascondessero dietro quelle apparenze.

Mi vengono in mente, mentre scrivo, gli sguardi e le domande di quei meravigliosi ragazzi (con esperienze penali) che ho incontrato a Molfetta circa 2 mesi fa, in un incontro dell’iniziativa “Cantieri della Legalità”, ragazzi cui ho parlato della mia esperienza prima di educatore nella devianza minorile e poi di docente e di preside. Ragazzi provenienti tutti da famiglie deprivate

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